mercoledì 6 dicembre 2017

Il Grinch

Più volte ho scritto di quanto adori il Natale, l'atmosfera, le decorazioni, il camino acceso della taverna a casa dei miei, il cibo, le chiacchiere, i regali.
Amo tutto del Natale e aspetto impaziente la mattina del 25, come un bimbo di cinque anni, come se ancora credessi nell'omone barbuto e vestito di rosso. Mi piace scartare i regali, mi piace comprarli e mi piace pensare per bene cosa comprare a ognuno.
E le decorazioni...oh le decorazioni...potrei comprare tutto! Potrei riempire l'albero, sempre troppo piccolo, con milioni di decorazioni colorate, luci, ghirlande, lavoretti fatti a mano. Potrei accendere milioni di candele profumate e riempire gli angoli di stelle di Natale, ma ne ho pietà e ne compro solo una, che tanto so non durerà più in là delle feste.
Ma quest'anno è diverso, quest'anno il Natale ha un retrogusto amaro e nemmeno fare l'albero è stato un momento di gioia pura, ma solo un fastidio: comprarlo, portarlo in casa, decorarlo. Non ho nemmeno messo le canzoncine come sottofondo, come ogni anno, l'ho liquidato velocemente una domenica rientrati da un pomeriggio in giro e in un'oretta prima di cenare l'abbiamo decorato, lasciando il resto per i giorni successivi, pezzetto per volta, mentre di solito facevo tutto in una giornata dedicata esclusivamente a quello. Mi sono sentita un po' in colpa, proprio quest'anno che la Belva e il Vitellino erano super partecipativi e il Francese inizia finalmente a capirci qualcosa, ma quest'anno va così, non riesco a sentire lo spirito natalizio, vorrei solo fosse già gennaio.
Il Navigante continua a chiedermi cosa voglio sotto l'albero. Questa domanda mi infastidisce e mi fa salire le lacrime. Innanzitutto odio che mi si chieda cosa voglio, stiamo insieme da 12 anni credo che puoi pensarci da solo e poi che cavolo di sorpresa sarebbe così? Non ha senso che io ti dica cosa voglio e tu me la fai trovare impacchettata sotto l'albero! Preferisco non avere niente.
Poi rifletto un secondo e l'unica cosa che vorrei non si può impacchettare, non si può ordinare su Amazon, non è possibile averla. E allora mi viene da piangere, ancora dopo tutti questi mesi.
Per me Natale è famiglia, famiglia allargata dai parenti più stretti, a quelli meno stretti, agli amici e quest'anno la mia famiglia ha subito due gravi perdite e una defezione, visto che non parlo con mia sorella da aprile, ma di questo non voglio proprio parlare, non m'interessa nemmeno sinceramente. Ecco, vorrei tornare indietro di un anno esatto e rimanere lì in quel dicembre 2016, ultimo Natale tutti insieme in quella grande taverna dall'odore di polenta e mandarini. Ma, come dicevo, non è possibile, quindi quest'anno sono un po' il Grinch. Io. Il folletto natalizio perennemente felice farà il Grinch. Con buona pace di tutti, figli compresi.
Che stia invece semplicemente maturando? O invecchiando scegliete voi...

martedì 28 novembre 2017

Turisti a casa propria: Roma coi bambini un pezzettino per volta.

Mi credete che non riesco a sedermi nemmeno per guardare la mail? Passano giorni e poi settimane e mi rendo conto che non sono riuscita a farmi un po' di sani internauti cazzi miei nemmeno per cinque minuti, a causa di questa vita un pochino troppo incasinata che è la nostra in questa nuova parte di mondo.
La settimana è tutto un correre a destra e a sinistra, mentre il fine settimana ce lo concediamo per scoprire questa magnifica città, per stare con qualche amico o semplicemente per pulire casa. Lo scorso fine settimana per esempio è stato dedicato ai nostri amici francesi che hanno comprato i biglietti aerei per venire a trovarci ancora prima che lasciassimo Tolone!
In questi mesi quindi abbiamo raggranellato diversi giretti interessanti da fare con i bambini e pensavo potesse essere utile fare un elenco delle attrazioni visitate fino ad ora per chi volesse visitare Roma in famiglia.

  1. Colosseo: non è stata la nostra prima visita, ma sicuramente quella che ha suscitato più entusiasmo, complici anche i fumetti di Asterix&Obelix di cui i miei figli sono completamente addicted. Peccato che quel giorno fossero particolarmente stanchi e quindi non hanno apprezzato appieno la sucessiva camminata nei Fori Imperiali (il prezzo del biglietto del Colosseo comprende anche i Fori e quindi non ce li siamo fatti mancare), che io invece adoro
  2. Piazza Navona: la leggenda della rivalità tra Bernini e Borromini è piaciuta molto ai bimbi che sono rimasti ad ascoltare a faccia in su la storia raccontata da papà e hanno continuato a fare domande anche nei giorni successivi.
  3. Fontana di Trevi: a chi non rimane impressa la magnifica fontana delle cascate (come l'ha ribattezzata il Vitellino)? I miei due grandi sono rimasti affascinati anche senza sentire storie o aneddoti particolari, che di solito usiamo per interessarli.
  4. Chiesa di san Luigi dei Francesi: quando riusciamo ad arrivare in tempo, questa è la chiesa dove andiamo a Messa, visto che viene celebrata in francese e perciò ci aiuta per mantenere la lingua. Che poi sia magnifica e si possano ammirare delle tele di Caravaggio è ovviamente un surplus.
  5. Mostra di Arcimboldo (Palazzo Barberini): la maestra di seconda asilo in Francia era una patita d'arte e ha utilizzato diversi artisti per spiegare e insegnare, uno di questi è stato Arcimboldo, che con le sue facce fatte con frutta, animali e oggetti non può non piacere ai bambini. Ammetto di non essere grande fan di mostre+bambini, ma una congiunzione astrale di Francese dormiente + audioguide apposta per i bimbi ha reso la visita alla mostra davvero piacevole per tutti.
Abbiamo anche visto velocemente, passeggiando per la città, il Mausoleo di Augusto, l'Ara Pacis, piazza di Spagna, Castel sant'Angelo e piazza del Vaticano, ma mi riservo di fare un post più approfondito quando andremo a visitarli, inoltre nel prossimo futuro ci aspettano la mostra di Monet e The art of the Bricks Superheros.
Ora ricomincio a correre, la mia mezz'ora d'aria giornaliera, se non settimanale, per il momento è terminata!

martedì 14 novembre 2017

Il mio weekend tutta sola...

Io non amo stare sola, per niente. Mi piace condividere tutto, chiacchierare, discutere, confrontarmi, stare insieme, con amici e parenti. Eppure questo weekend da sola è stata la cosa migliore degli ultimi...mesi? Anni? Questa cosa devo dire che mi ha fatto un po' riflettere: come cavolo ho fatto ad arrivare a tanto, a stare così bene da sola? Quanto stressata devo essere? Tanto...
Ma parliamone di questo weekend di fuoco!

Venerdì: la ciurma se ne va subito dopo pranzo e io mi sono dedicata a una pulizia a fondo di tutta casa, che ne aveva tanto tanto bisogno. Ho anche riordinato le ultime casse in giro, visto che abbiamo degli amici francesi che arrivano il prossimo venerdì, e i libri dei bambini che erano davvero una baraonda.
La sera pizza e birra sul divano e poi visione di film nel letto.

Sabato: sveglia alle ore 9.51!!! Quando ho visto l'ora mi veniva da piangere!!! Poi tranquilla colazione con lettura di TUTTI i giornali online, sono stata tipo un'ora seduta inzuppando con calma i miei biscotti preferiti nel caffelatte. Poi verso le 11.30 decido di fare una corsetta, penso di fare la mia solita oretta, ma la notte di sonno ha fatto effetto e ho fatto il doppio! Penso che sia dai tempi della mia vita da atleta che non corro così tanto!
Pomeriggio dedicato a lavatrici e panni da piegare e sistemare, ovviamente dopo una luuunga doccia ristoratrice. La sera mi sono ordinata il sushi, che ho assaggiato per la prima volta qualche settimana fa, ma non mi aveva entusiasmata, quindi ho voluto provare da un'altra parte e ne sono stata decisamente più soddisfatta.

Domenica: devo dire che ho passato una nottataccia e mi sono pure svegliata presto, alle 8.35 :D Poi, dopo una colazione leggerina, ho sistemato casa aspettando una mia amica che è venuta a prendermi per andare a pranzo da lei.
Qualche chiacchiera sul divano e verso le 16 la ciurma è arrivata a prendermi.

Sto già pensando alla prossima volta...perché col cavolo che vado a farmi il sangue amaro dai suoceri! Me ne sto a casina mia e mi rilasso, magari la prossima volta mi faccio pure il bagno con bolle e acqua bollente...why not?

giovedì 9 novembre 2017

Un miraggio che diventa realtà

Il weekend lungo è passato, siamo ritornati al nostro tram tram con tanto di armadio nuovo nella mia camera (ed era anche ora), però senza ante, ma diciamo che va benissimo così. Sono poi passati elettricista e tecnico della caldaia per aggiustare quelle due o tre cosette, che potrebbero pure sembrare delle cazzate, ma una cosa vicino all'altra mi fa veramente uscire di testa. Ho anche fatto sistemare il vetro della macchina che mi avevano rotto per recuperare le chiavi; ora mi rimane solo che arrivi una parte della cameretta dei bimbi, che è ovviamente una parte di armadio e quindi ho ancora roba in giro che vaga, ma nel complesso la casa inizia ad essere vivibile anche se decisamente sporca.
Questo weekend quindi ho, con grande pianto del cuore, declinato l'invito di mio marito ad andare dai suoceri, per rimettere a posto un po' casa, visto che la prossima settimana vengono degli amici francesi con cui avevamo legato grazie all'amicizia della Belva con la loro primogenita. Durante la settimana mi è proprio difficile trovare il tempo per le grandi pulizie, di solito le faccio venerdì pomeriggio, ma loro arrivano la mattina quindi lo faccio in anticipo e poi cerco di tenere pulito.
Perciò, se non si fosse capito, ho un weekend intero libero da figli e marito, nella città più bella del mondo. Certo devo pulire casa...ma non ho una reggia direi che posso decisamente considerarmi libera da qualsiasi impegno per la prima volta in...non lo so, non voglio nemmeno pensarci da quanto tempo non ho tutte ste ore per me!
Non avrò la macchina quindi mi godrò infiniti trasferimenti in bus/tram/metro/treno con tanto di kindle alla mano stando attenta a non addormentarmi per strada, ma soprattutto mi godrò ben due mattine di sonno che termina quando lo decido io! Questa è goduria pura!
Per il momento però mi tocca una lavatrice da stendere, il Vitellino da portare a rugby sotto la pioggia battente e gli altri due da portare in piscina...ma il weekend ormai è alle porte!!

martedì 31 ottobre 2017

Ho bisogno di comfort zone

Questo periodo intenso, continua ad essere intenso.
Continuo a non avere tutti gli armadi, il che significa che, tralasciando una parte dei vestiti dei bambini, il resto è tutto sparpagliato per casa, nelle valigie, sul letto a castello che era dei bambini prima dell'arrivo della cameretta nuova, sulle cassettiere in camera mia, ovviamente sullo stendino e sul cesto in vimini post stesura. Un vero delirio.
Il rugby del Vitellino, che ho assolutamente voluto come sport per lui, si è rivelato una trappola per noi genitori: l'ambiente è fantastico, una società seria, il che implica però tanti allenamenti (3 a settimana!!!), tornei e raggruppamenti vari...insomma un weekend sì e praticamente l'altro pure siamo impegnati con il rugby!! Di contro il Vitellino sembra rinato: si sfoga in campo (e, scusatemelo, ma è davvero bravo!) e fuori sembra un agnellino! Si sveglia chiedendo "ma oggi si fa rugby?" e persino con la febbre ha detto di stare bene pur di andare ad allenamento, LUI che da bravo uomo con 37.5° è morto sul divano!
A questo aggiungiamo le due volte di piscina della Belva, la volta di piscina che comunque ho voluto mantenere al Vitellino e le due volte in cui vado in piscina con il Francese, lo faccio nelle corsie del nuoto libero quando la Belva fa piscina, non avendo trovato un posto vicino dove poter fare acquaticità per lui. So che sembra un po' una pazzia e anche una martoriata nei cosiddetti, ma la piscina è fondamentale per la mia tranquillità, visto che poi sono io che me li porto al mare da sola tutti e tre!
I weekend sono ovviamente le uniche possibilità di stare tutti insieme e conoscere questa zona d'Italia e, soprattutto, la magnifica città eterna, visto che comunque il Navigante non c'è mai, esce di casa alle 7 e rientra la sera alle 18, senza possibilità di flessibilità...fantastico :(
Mantengo almeno un paio di volte in cui mi faccio la mia ora di corsetta, ma per il resto faccio la colf, la taxi driver, l'organizzatrice generale senza avere un straccio di conversazione adulta, anche perché la sera crollo nel letto; sono francamente distrutta. La scuola dei due grandi fa ponte 31-5 e ovviamente il Navigante non ha potuto prendersi i giorni, quindi ho fatto le valigie e stasera si parte per casa mia dove mia madre si godrà i nipoti e io casa mia, i miei amici, il mio luogo, la mia comfort zone che ultimamente mi fa sempre più nostalgia.
Non so se sia giusto, magari i bimbi sarebbero stati tranquilli qua a casa, si sarebbero riposati, ma ho bisogno di rilassarmi anche io, di non pensare alla cena, al pranzo, a incastrare cose, ho bisogno di spegnere il cervello sulla mia vita e magari tornare un po' più carica per i quasi due mesi che mancano a Natale. Ecco, se c'è qualcosa che vorrei portarmi dietro dell'esperienza estera in Francia sono proprio le vacanze durante l'anno scolastico della scuola francese, quelle sì che ci ricaricavano tutti come famiglia.
Vabbè dai, comfort zone arrivo, poi magari riuscirò anche a essere un po' più presente, vorrei almeno mettervi la mappa del nostro tour estivo in Francia prima del nuovo tour che stiamo programmando per Capodanno...ce la farà la nostra eroina?!

martedì 17 ottobre 2017

Di diversità, stranieritudine e disagio

Essere straniera in terra straniera ha un enorme vantaggio, che è quello di potersi comportare davvero un po' come uno vuole, dare libero sfogo alla propria personalità, tanto per qualsiasi comportamento si verrà sempre tacciati come "ah, ma lui/lei è straniero/a". Una giustificazione che è un misto tra sorpresa, curiosità, critica, ma che ti relega in un angolo ben definito dove fondamentalmente puoi fare un po' quello che ti pare.
Grazie a ciò le amicizie solitamente fioccano in questo modo:
- stranieri con stranieri in terra straniera: ossia persone di nazioni diverse che si trovano in terra straniera, come può essere per esempio le situazioni di militari all'estero. Si ha tanto in comune anche se si proviene da stati all'opposto, si ciacola tanto del più e del meno, si fanno divertenti discussioni tra le diverse culture, si scambiano idee, ricette, punti di vista. Non ci si capisce proprio fino in fondo, ma è normale "siamo stranieri" uno per l'altro, eppure la base comune di una vita fuori dalla propria patria ci rende affini.
- stranieri della stessa patria: persone che provengono dal proprio paese e che vivono come noi all'estero; spesso in patria non avrebbero mai incrociato il nostro cammino o acceso il nostro interesse, eppure fuori dalla madrepatria si diventa molto amici in quella che è un'esperienza particolare condivisa.
- stranieri con nativi del luogo: sono le amicizie più particolari per quanto mi riguarda, quelle che ti fanno sentire a casa in una nazione che non è la tua, quelle che ti aiutano con la lingua, quelle che ti insegnano la cultura vera: le parolacce, le espressioni, le piccole astuzie quotidiane per sopravvivere all'estero. Senza queste amicizie secondo me non si assapora sul serio la vita all'estero.

La cosa difficile è poi rientrare in un contesto normale, ossia essere nativo del luogo. Il rientro in patria è completamente destabilizzante dal punto di vista relazionale: tu ti senti alle volte straniero in una patria che invece è la tua, ovviamente per gli altri sei italiano a tutti gli effetti e certi comportamenti non sono bollati semplicemente con un sorrisino e la frase "ah è straniera", certi comportamenti vengono semplicemente bollati come negativi/sbagliati, non solo un po' strambi o diversi. Non c'è giustificazione: sei di qua, ti comporti come tutti noi o sei fuori dal giro.
E' un po' così che mi sento: assolutamente straniera, contando che sono una del nord che negli ultimi 12 anni ha vissuto il 50% del tempo all'estero e l'altro 50% divisa tra nord e sud. Non ho radici qui, non ho amici, alle volte devo girare ancora per il supermercato per capire come vengono sistemate le merci e mi trovo ad assaggiare pietanze a me completamente estranee, esattamente come farei in un paese straniero. Eppure sono italiana e per questo la gente non comprende perché mi comporto in certi modi, perché sono spesso in disparte ad osservare, perché non intervengo nelle discussioni, perché ho fatto alcune scelte, invece di altre.
Ovviamente si passa velocemente ai pregiudizi, alle critiche e quindi mi trovo spesso a giustificare davvero ogni mio gesto, ogni mia curiosità/domanda, ogni mia frase. Io mi comporto da straniera che in realtà non sono, anche se mi ci sento, e spesso mi trovo davanti musi duri, facce sospettose (e chissà che sospetteranno poi...), nelle migliori occasioni poche parole di circostanza. Nessuno capisce e quel che è peggio nessuno accetta la diversità in me, che sono italiana e quindi non sono diversa; un po' quello che mi è capitato spesso nella famiglia di mio marito.
Eppure io lo sono, diversa, ma non per questo migliore; perché fondamentalmente la gente davanti alla diversità si pone sempre con atteggiamente difensivo, mentre la diversità dovrebbe essere considerata una ricchezza per entrambi, perché è dalla diversità che si impara quanto si possa essere migliori o peggiori.
Un papirozzo che mi aiuta un po' a sfogare quello che sento in questi primi tempi, ma che in fondo conosco bene da polentona da confine (il Friuli a volte non viene nemmeno considerato Italia dal resto dello stivale...) quale sono, sentimenti che mi hanno sempre fatto sentire a disagio nonché uno dei principali motivi per cui amo vivere all'estero, almeno lì sono straniera sul serio e nessuno  me lo fa pesare!

martedì 10 ottobre 2017

Oggi è la giornata da legge di Murphy: se può andare male, lo farà.

Ci sono giornate che iniziano male, il nervosismo in questi giorni è scalpitante e basta poco per far scattare un litigio. Quando ti trovi a dover litigare con la tua "grande" ancora prima di sapere di essere sveglia, pensi che peggio non possa capitare.
Invece può.
Dopo aver mollato i due nani a scuola, mollo la borsa davanti, metto il Francese sul seggiolino, chiudo la porta e vado davanti. Solo che la porta mia non si apre e nemmeno tutte le altre. La macchina si è chiusa dall'interno e il Francese è dentro.
Ripeto: la macchina è chiusa e il Francese è dentro e io non ho nemmeno il cellulare, nella borsa insieme alle chiavi. Il terrore. Il panico.
Chiedo aiuto a una passante che mi presta il cellulare con cui chiamo i Vigili del Fuoco e con cui la signora intrattiene il Francese con dei video, nel frattempo si fermano altre persone, tra cui un meccanico che lavora in un'officina lì vicino. Cercano di aprire la macchina senza spaccarmi il vetro, ma anche se riescono ad arrivare alla maniglia della porta, essendosi chiusa la macchina dal telecomando (probabilmente si è schiacciato il pulsante mentre mettevo la borsa davanti), la macchina rimane chiusa. Alla fine devono spaccare il piccolo vetro triangolare che è sul davanti e raggiungere le chiavi con il fil di ferro, finalmente riusciamo ad aprire la macchina.
Arrivo alla creche completamente svalvolata e inizio a calmarmi solo dopo aver lasciato il Francese, che ovviamente sta una favola e non ha nemmeno fatto pipì. Ma ovviamente se la giornata inizia male...proprio quando sono vicino a casa, mia madre mi chiama e mi avverte che la nonna, mamma di mio padre, è morta. Niente di inaspettato, 94 anni da mesi allettata, era da una settimana nel letto che rantolava, ma diciamo che quest'anno e oggi in particolare, qualsiasi cosa è come sale sulle ferite. Tutto brucia, tutto fa male.
Perché i litigi, i capricci, le urla, i pianti, le giornate storte, la stanchezza, il Francese che ha deciso di iniziare a spannolinarsi (non adesso, non ora, non sono pronta...eppure "Mamma pipì!!!"), la cameretta dei bimbi che forse arriva, forse no, arriva ma senza una rete...insomma la vita di tutti i giorni, basta un attimo e può spezzarsi.
Cosa sarebbe capitato se il Francese fosse rimasto bloccato 20 minuti, ma non in ottobre, magari a luglio, sotto il sole? Cosa sarebbe capitato se gli fosse venuta una crisi isterica com'è successo qualche giorno fa (maledetti terrible two!) con tanto di rigurgito e io non avessi potuto aiutarlo?
E poi dolore, ancora dolore. Ancora morte. E pensare a mia zia che ha perso suo fratello e sua madre nel giro di 6 mesi. E odiare il fatto che lei sia morta a 94 anni, mentre mio padre non è riuscito ad arrivare ai 65. E sentire che tutto è troppo e che io sono sempre sola e che non ci riesco a tenere duro sempre.
Oggi va così. Domani vedremo. Ma giuro che non penserò mai più "peggio di così non può andare". Perché può ed ultimamente lo fa anche.